A I  P I E D I  D I  V E N E R E

 manuale astrologico di seduzione

Dove nasce il legame tra donne, scarpe e seduzione?

Scritto per donne curiose ma consigliato agli uomini attenti, Ai piedi di Venere è un piccolo manuale che indaga sulla natura misteriosa della sensualità e sui meccanismi della seduzione femminile, utilizzando la simbologia astrologica come strumento di osservazione.

Con un linguaggio semplice e attraverso un abbinamento insolito ma strategico - scarpe e zodiaco -  il manuale analizza il profilo astrologico femminile. Per rendere ancora più chiaro il linguaggio dello zodiaco, ogni profilo femminile si completa con un brevissimo racconto che ne sintetizza le caratteristiche e che ha per protagoniste le donne e le loro scarpe.

Naturamente non poteva mancare - per ogni lettrice, per ogni lettore - un suggerimento astrologico sulla scelta del partner ideale...

louboutin ai piedi di venere patrizia balbo

Ho deciso di celebrare l'Estate pubblicando (su questo sito e sui miei profili Facebook e Instagram) un brevissimo racconto d'amore tratto dal mio manuale AI PIEDI DI VENERE, ogni venerdì, dal 21 giugno 2019, Solstizio d'Estate, a venerdì 20 settembre 2019, in prossimità dell'Equinozio d'Autunno.
Oggi con SHOES ACTUALLY, ambientato nella stazione di Torino Porta Nuova.

A partire dalla prossima settimana, ogni racconto sarà dedicato a una Venere (e quindi a una donna) diversa.
Inizierò con Venere in Ariete e proseguirò con tutti i segni dello Zodiaco

.Chi volesse sapere la posizione della propria Venere, non ha che da chiedere.

SHOES ACTUALLY

Era arrivato all’appuntamento in anticipo e aveva scelto un tavolino in fondo al locale, davanti alla grande vetrata. Da lì poteva ammirare comodamente tutto il piazzale. L’avrebbe vista mentre arrivava e osservata muoversi in mezzo alla gente.
Si conoscevano da poche settimane e si erano incontrati un paio di volte, in compagnia di amici comuni. A dire il vero, si era accorto di lei sentendola parlare di quanto le piacesse l’atmosfera degli aeroporti e delle stazioni quando le persone si abbracciano, ritrovandosi dopo una separazione. Sapeva bene cosa significava quell’emozione e senza pensarci su, le aveva proposto un caffè nel nuovo bistrot di Porta Nuova. Lei aveva accettato, sorridendogli e quel sorriso gli aveva fatto compagnia nei giorni successivi. Ma adesso, che mancavano dieci minuti all’appuntamento, si chiedeva se avesse fatto la cosa giusta: sapeva poco o nulla di lei e lui… Lui aveva appena chiuso, a fatica, una storia importante ma troppo complicata. Certo, la solitudine era pesante, ma ci stava lavorando su e presto sarebbe finalmente partito per lavoro, in compagnia di freddo, fango e macchina fotografica.
Invitarla, quel giorno, era stato un errore. Meglio chiarire le cose subito - decise - un attimo prima di vederla arrivare.

La donna si muoveva leggera, zigzagando elegantemente tra la folla. Era davvero carina, pensò, e più giovane di quanto ricordasse.
La guardò fermarsi e sistemarsi la sciarpa intorno al collo, riflessa nella vetrina di un negozio. Sorrise del vezzo femminile ma subito dopo si sentì in colpa perché la stava spiando e perché, forse, aveva acceso in lei delle aspettative. Si diede dell’imbecille per essersi cacciato in quella situazione: troppo bella per lui, troppo raffinata per il suo stile di vita, troppo impegnativa per i suoi progetti. E lui…
Lui non era ancora pronto per rimettersi in gioco e chissà se e quando lo sarebbe stato. Fu in quel momento che la donna si bloccò, barcollando, come se l’intensità dei suoi dubbi l’avessero colpita a tradimento. Una leggera smorfia di disappunto le attraverso il viso, spegnendone di colpo l’espressione serena. Fu l’ultima inquadratura che vide. Poi, una comitiva di turisti si fermò davanti alla vetrata del locale e la donna scomparve dalla sua vista.

Non aveva fatto bene i conti con il traffico della domenica mattina ed era arrivata troppo presto. Nell’attesa, era entrata nella libreria della stazione e mentre sfogliava un album fotografico a caso, lo vide prendere le scale mobili.
Lo seguì senza dare nell’occhio e lo osservò entrare nel bistrot, guardarsi intorno e sedersi nel posto più strategico della sala, davanti alla vetrata. Sorrise. Si conoscevano da poco più di un mese, si erano visti cinque volte in compagnia di amici comuni ma era certa che, nonostante l’impegno profuso, lui non si fosse accorto di lei. Poi, dopo averlo sentito parlare di un film di qualche anno prima, aveva tirato fuori la storia degli aeroporti e della felicità di chi si riabbraccia. Lui aveva abboccato e finalmente l’aveva invitata per un caffè. Per l’occasione aveva tagliato e schiarito i capelli - anche se dubitava l’avrebbe notato - e indossato un paio di scarpe dai tacchi così alti che richiedevano tutta la sua attenzione per non inciampare, ma che la facevano ondeggiare come un giunco mosso dal vento.
Di lui sapeva quello che era necessario: fotografo giramondo, reduce da una storia finita malamente, a fatica stava ritrovando un suo equilibrio. Magari in Islanda, dove si sarebbe recato per lavoro... Era quanto aveva raccontato a un amico di vecchia data e lei aveva pensato che un equilibrio solitario sarebbe stato un vero spreco per un uomo così interessante.
Controllò l’ora: lo spettacolo poteva iniziare.
S’incamminò verso il bar, facendo attenzione a non farsi travolgere dai passeggeri in transito. Si fermò davanti a una vetrina, in modo che lui potesse osservarla bene. Pochi passi la separavano dall’ingresso del locale, quando un dolore pungente alla base del piede la bloccò, facendola trasalire e barcollare. Un maledetto sassolino si era infilato nella scarpa: non sarebbe riuscita a fare un altro passo.

Mentre si precipitava verso l’uscita del bar, si diede nuovamente dell’imbecille: se lei ci avesse ripensato, se lei se ne fosse andata, se lui avesse perso questa occasione… se lo sarebbe meritato.
La raggiunse di corsa, scavalcando i turisti. La trovò in equilibrio su un piede: stringeva in mano una scarpa che picchiava a terra con la forza e l’abilità di chi è avvezzo a piantare i picchetti della tenda.
Rapito dall’insolito spettacolo acrobatico, non riuscì a staccarle gli occhi di dosso, neppure quando lei, veloce e sinuosa come una trasformista, si infilò la scarpa e, riacquistata la posizione abituale, lo salutò con un sorriso disarmante.

Entrando nel bar con lei sottobraccio, pensò che una donna così aveva la tempra per affrontare qualunque situazione, probabilmente anche il fango e il freddo islandesi. Chissà se le piaceva viaggiare?

Uscendo dal bar con lui al suo fianco, non ricordava bene a che punto della conversazione le avesse proposto di partire per l'Islanda, ma di una cosa era sicura: le scarpe giuste, comunque vada, fanno sempre la differenza.